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La quiete prima della Tempesta

Tempesta nasce dal vuoto.

Tempesta, che è solo un’auto, un sogno di un giovane imprenditore, trova spazio nelle sue prime rappresentazioni, su vecchi fogli di carta, appunti disordinati, a guardarli da fuori: dal niente.
Tempesta nasce dal niente.
Dal niente nella testa, dal vuoto del cuore, dall’assenza di emozioni.

Inizia a farsi vedere dopo settimane in cui non si riuscivano a mettere insieme due segni con un minimo di coerenza, dopo giorni in cui l’ispirazione era in vacanza altrove. Poi una notte, pc acceso, pagina bianca, quasi stai prendendo sonno, tanta è la noia che inizia ad assomigliare al “blocco dello scrittore” quando ti rendi conto che il grosso è già fatto. Le forme che hai sognato, immaginato e metabolizzato nell’ultimo mese iniziano a riordinarsi in testa. Tutta una serie di dettagli che hai pensato, quell’accozzaglia di linee che nel tuo cervello componevano una nuvola disordinata, quasi un frattale di numeri impazziti, inizia probabilmente a districarsi.

La sensazione di stare per arrivare ad un punto di svolta è simile a quella che avevi da piccolo quando la nonna per tenerti occupato per mezz’ora, mentre tu insistevi per guardare i cartoni animati mentre lei aveva deciso che non era il caso di trascorrere il tempo inutilmente là davanti, e ti dava una bella matassa di lana ed un rocchetto di legno e ti chiedeva di aiutarla a districare quel groviglio indistinto di filato di cui non riuscivi a distinguere né capo né coda. Iniziavi di mala voglia e ti arrabbiavi perché per ogni dieci centimetri di filo che riuscivi a “liberare” altri due metri si confondevano in quel caos irrimediabilmente!

Poi, man mano che andavi avanti diventava tutto più chiaro. Iniziavi ad intuire che tirando da una parte avresti complicato la situazione dall’altra, che lavorando senza una visione d’insieme avresti risolto solo piccole situazioni ma il groviglio sarebbe rimasto.

Allora imparavi il tuo mantra.

“Concentrarsi sul problema. Lavorarci. Sospendere per breve tempo e distrarre lo sguardo. Ritrovare la concentrazione e tornare sul problema.”

Diversi “cicli” di questo training portavano al risultato sperato. Il bello arrivava verso la fine, appunto, la sensazione di cui si parlava qualche riga fa, osservare con soddisfazione che ciò che sembrava solo un grumo indistinto di filo colorato, in realtà poteva diventare un gomitolo ordinato e funzionale, pronto per essere lavorato e dare origine ad un prodotto di qualità superiore. Da inestricabile disastro ad ammirabile capo d’abbigliamento.

Allo stesso modo si sono sciolti quei nodi, quegli innumerevoli grovigli di segni che avevamo in testa ed in quel momento l’aria è diventata elettrica, come prima di un forte temporale, di più, di una tempesta. Così ha iniziato a prendere forma. Appunto: Tempesta.

La notte, la calma, la pazienza di Angelo e la luna di Moonstudio le hanno dato una forma. Lei si è presa un nome ora pretende vita, l’energia di cui si nutre è la nostra passione per le auto e per il design.

È arrivata dal nulla. È cresciuta, si alimenta di entusiasmo e si è caricata di energia. Continua a migliorarsi quotidianamente e cresce nei dettagli e nelle peculiarità, ma soprattutto nella voglia di vedere la luce, di iniziare ad occupare il suo spazio, di farci ascoltare il suo cuore che batte. Si aspetta tanto da noi, ma non sa quanto ci aspettiamo noi da lei. Tempesta.

Emmanuele Casaro, Moonstudio

 

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